Per raccontare il grande uomo che è stato Leonardo da Vinci, l’intero cast tecnico si è impegnato in un lavoro che è andato oltre il semplice racconto, ha superato gli stereotipi e ha puntato su una narrazione originale, che osserva la vita del maestro dal punto di vista della sua mente.

Nella mente di Leonardo

Il grande pensiero vinciano nasce dalla curiosità di Leonardo nei confronti della natura e sull’esigenza di indagare e confrontarsi con essa. Per conoscere la mente caleidoscopica del genio, il professor Pietro C. Marani (uno dei maggiori esperti internazionali di Leonardo e consulente scientifico del film) ha suggerito agli sceneggiatori Sara Mosetti e Marcello Olivieri di leggere il saggio La mente di Leonardo, scritto da Cesare Luporini nel 1953. Questo ha permesso di “non vedere soltanto le opere d’arte dal punto di vista estetico artistico” spiega il professor Marani “ma cercare di conoscerne la genesi dall’interno”.

I tre spazi della narrazione

La mente diventa così il luogo principale in cui si svolge la narrazione, un centro nevralgico rappresentato dallo studio nel quale da Vinci si trova circondato da libri, fogli e strumenti di lavoro. Rappresentato dal regista Jesus Garces Lambert con una forma ottagonale, simile alla camera degli specchi (costruita da Leonardo durante i suoi studi sull’ottica), lo spazio-mente è il luogo in cui il maestro è da solo con i suoi pensieri e le sue emozioni.

Attraverso altri due spazi di narrazione, lo spazio-ricordo e lo spazio-natura, lo spettatore può rivedere con Leonardo le opere, gli esperimenti e i personaggi che hanno caratterizzato la sua vita.

Un’esperienza originale vi aspetta al cinema dal 2 ottobre con il nuovo film d’arte Sky Io, Leonardo.