“Tristo è quel discepolo che non avanza il maestro”. Fra la campagna toscana e la bottega fiorentina del Verrocchio inizia l’avventura del più grande artista mai esistito: Leonardo da Vinci.

In quel magico angolo di tempo e di mondo che è il XV secolo toscano, a Vinci, una giovane contadina, Caterina, e un notaio, Ser Pietro d’Antonio, danno alla luce un figlio che chiamano Leonardo. Il bambino è illegittimo e la carriera del padre gli è preclusa. Leonardo cresce senza madre ma a contatto con la campagna toscana dove sviluppa una forte passione per la natura e il disegno.

Una metropoli di nome Firenze

L’Italia del 400 è il paese più prospero e progredito d’Europa. Firenze è una città ricchissima grazie alle banche, al commercio, all’industria del tessile. Una nuova Atene, un’antica New York dove si accumulano ingenti somme e guadagni.

La nobiltà, il clero e la borghesia commissionano opere ad artisti ed artigiani. Le varie botteghe della città si contendono le commissioni. In questi magici luoghi vengono prodotti quadri, sculture, disegni per l’architettura, scenografie per spettacoli. Ma non solo. Le botteghe rinascimentali sono scuole di formazione per giovani artisti. Qui i ragazzi più dotati aiutano i maestri a velocizzare la produzione eseguendo le parti secondarie delle opere.

Il padre di Leonardo sceglie di affidare il figlio ad Andrea del Verrocchio, probabilmente il pittore all’epoca più in vista della città.

La bottega di Verrocchio

Leonardo si ritrova improvvisamente immerso in un mare di stimoli artistici e culturali. Entra in contatto con intellettuali, banchieri e commercianti che frequentano lo studio del suo maestro. Vive e cresce per 5 anni nella bottega del Verrocchio insieme ad altri giovani promettenti, che, come lui, stanno forgiando il proprio talento.

I suoi compagni di viaggio sono Alessandro di Mariano di Vanni Filipepi detto poi Botticelli, Domenico Ghirlandaio, Lorenzo di Credi, Pietro il Perugino (il futuro maestro di Raffaello Sanzio) e tanti altri. Tutti destinati a diventare ambasciatori immortali di quello che è probabilmente il più alto momento della storia dell’arte mondiale: il Rinascimento italiano.

L’allievo supera il maestro: verità o leggenda?

La dimensione magica e mitologica che avvolge la storia della bottega del Verrocchio può forse essere raccontata tramite un episodio che si pone a cavallo fra verità e leggenda. L’aneddoto parte dalla richiesta di un monaco: un dipinto che raffiguri Il Battesimo di Cristo da posizionare nel monastero Vallombrosano di San Salvi.

Secondo le ricostruzioni dei critici sembra che il Verrocchio – terminata l’impostazione e la figura centrale del Cristo – abbia assegnato ai suoi allievi il compito di ultimare l’opera. Il giovane Leonardo esegue l’angelo di sinistra e lo sfondo, introducendo alcuni dei suoi concetti rivoluzionari come per esempio la prospettiva aerea (una tecnica che consente di rappresentare la profondità spaziale attraverso la sfumatura del colore ricercando le variazioni di intensità luminosa e di gradazione dei toni in relazione alla distanza).

Nel suo libro, Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architettori il grande Giorgio Vasari racconta che quando il Verrocchio vide l’angelo di Leonardo smise per sempre di dipingere, sdegnato dal fatto che un fanciullo ne sapesse più di lui.

Verità? Mito? Di certo è l’inizio di una leggenda immortale: quella di un Genio di nome Leonardo. Scoprila con Io, Leonardo, al cinema dal 26 settembre.